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Eventi

In viaggio verso un aerospazio pulito

Da tre decenni l’ONU riunisce quasi tutti i Paesi della terra per i vertici globali sul clima – chiamati COP – ovvero “Conferenza delle Parti”. Il primo incontro si è tenuto a Berlino nel 1995 e da allora il cambiamento climatico è passato dall’essere una questione marginale a diventare una priorità globale.

Quest’anno si è tenuto il 26eismo vertice annuale, di qui il nome COP26. La COP26 è stata presieduta dal Regno Unito che l’ha ospitata a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre 2021.

Come parte dell’accordo, 197 paesi firmatari hanno concordato di lavorare insieme per ridurre le emissioni globali di gas serra in tutto il mondo con l’obiettivo generale di limitare l’aumento della temperatura globale in questo secolo ben al di sotto dei 2°C e proseguire gli sforzi a 1,5°C.

Sebbene l’azione specifica sia definita da ciascun paese, l’industria ha un ruolo importante da svolgere nel migliorare la resilienza ai cambiamenti climatici e nella riduzione delle emissioni di gas serra. L’industria aerospaziale, in particolare, sta puntando a contribuire attivamente all’accordo di Parigi, in particolare facendo leva sull’innovazione tecnologica per ridurre drasticamente le proprie emissioni di CO₂ nei prossimi tre decenni. Per raggiungere questo obiettivo, le emissioni del trasporto aereo, come altri settori, devono essere ridotte vicino allo zero e raggiungere lo zero netto di gas serra entro il 2050.

Oggi anche se i voli sono diminuiti a causa del COVID-19, il traffico aereo resta la causa del 2,4% delle emissioni globali di CO2. Anche se la percentuale sembra molto bassa, indica anche che gli aerei sono il mezzo di trasporto più inquinante: per ogni chilometro si producono 285 grammi di CO2 a persona, con una media di 88 persone a volo. Un’auto, invece, ne produce 42 per passeggero per chilometro.

Il viaggio verso la decarbonizzazione ha reso i biocarburanti nel settore dell’aviazione una realtà sempre più concreta. Attualmente gli aerei però non sono alimentati esclusivamente con questi biocombustibili, ma da una miscela al 50% con normale jet-fuel.

L’obiettivo dell’industria aeronautica è raggiungere la certificazione di SAF (Sustainable Aviation Fuel) non miscelato al 100% per uso commerciale entro il 2030. I SAF sono carburanti derivati da fonti meno convenzionali e più sostenibili. Tra le più comuni possiamo trovare anche l’olio da cucina, gli scarti dell’industria agraria e immondizia urbana.

La facilità con cui possono essere prodotti li hanno resi molto diffusi a livello globale. Qualsiasi nazione può sfruttare l’immondizia urbana e gli scarti dell’industria agraria. Questo rende il settore più competitivo, in quanto un monopolio vero e proprio non esiste. Per il 2025 si stima una produzione annuale di oltre 7 miliardi di litri all’anno. Un’opportunità da non lasciare sfuggire.

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